Reflusso gastroesofageo, su quale fianco dormi? Molto dipende anche da come si riposa

Pietro Di Marco
reflusso gastroesofageo

Il viaggio che il cibo compie all’interno del nostro corpo è un meccanismo affascinante ma complesso. Dalla bocca fino all’intestino, ogni passaggio è cruciale e, purtroppo, non privo di ostacoli. Gonfiore, sonnolenza post-prandiale e bruciore sono segnali che qualcosa in questo percorso non sta funzionando come dovrebbe. Per capire come affrontare questi disturbi, abbiamo analizzato i consigli di Silvio Danese, esperto di Gastroenterologia presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano.

Perché non digeriamo bene? Tra dispepsia e reflusso

Spesso è difficile individuare una causa unica per il malessere gastrico. In molti casi si parla di “dispepsia idiopatica”, ovvero una cattiva digestione senza una causa organica evidente. Tuttavia, un nemico molto comune ha un nome preciso: reflusso gastroesofageo.

Questa condizione si verifica quando gli acidi dello stomaco risalgono nell’esofago. Se capita sporadicamente può essere fisiologico, ma diventa patologico quando infiamma le pareti esofagee. I sintomi variano dal classico bruciore e rigurgito fino a segnali atipici come tosse secca, raucedine o dolore toracico.

Cosa mangiare (e cosa evitare) a tavola

L’alimentazione gioca un ruolo difensivo fondamentale. Non si tratta di eliminare tutto, ma di limitare i cibi che rallentano lo svuotamento gastrico o irritano le mucose. Tra i “sorvegliati speciali” troviamo:

  • Fritture e piatti molto elaborati (come le melanzane alla parmigiana).
  • Carni grasse, insaccati e formaggi fermentati.
  • Pomodoro, agrumi, menta e cioccolato.

Attenzione anche alle grandi ricorrenze. Che sia un pranzo domenicale o una celebrazione come il 4 novembre festa nazionale, le occasioni di convivialità portano spesso ad abbuffate che mettono a dura prova il nostro apparato digerente. Anche in questi giorni di festa, la moderazione è la chiave per evitare notti insonni.

Il nodo del caffè e degli zuccheri

Per gli italiani rinunciare all’espresso è difficile, ma la caffeina stimola la secrezione acida. Una valida alternativa, supportata da studi della Harvard Medical School, è sostituire caffè e soda con acqua, latte o succhi naturali, che possono aiutare a lenire i sintomi. Anche gli zuccheri complessi (torte e cocktail) andrebbero ridotti drasticamente.

Stile di vita e sonno: il trucco del fianco sinistro

Non è solo cosa mangiamo, ma come lo facciamo. Masticare lentamente ed evitare di parlare a bocca piena riduce l’ingestione di aria (aerofagia). Inoltre, un errore comune è coricarsi subito dopo cena: bisognerebbe attendere almeno tre ore prima di andare a letto o sdraiarsi sul divano.

Infine, la posizione durante il sonno è determinante. Dormire completamente orizzontali favorisce la risalita degli acidi. Gli esperti consigliano di:

  1. Sollevare la testata del letto di circa 15-20 cm (usando cuscini ortopedici o reti apposite).
  2. Dormire sul fianco sinistro. Studi clinici hanno dimostrato che questa posizione allinea gli organi interni in modo da rendere meccanicamente più difficile la risalita dell’acido dall’esofago.

Seguire questi accorgimenti quotidiani può trasformare radicalmente la qualità della vita, riducendo la necessità di ricorrere ai farmaci, che vanno comunque assunti sempre sotto stretto controllo medico.

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