Nel cuore pulsante di Napoli, il cibo non è mai stato una semplice necessità, ma un’arte dell’arrangiarsi che ha attraversato i secoli. Prima che la cucina campana diventasse celebre nel mondo per i suoi sfarzi, a riempire le tavole erano piatti d’ingegno straordinario. Se la ricetta delle melenzane, patate e zucchine mbuttunate (ossia ripiene) è molto antica e ha origini campane, precisamente nel Cilento, all’ombra del Vesuvio la genialità popolare si esprimeva con un formato ben preciso: i vermicelli.
Parliamo degli Spaghetti “al due” ( ‘o roje), belli e profumati. Il piatto che riempiva le pance dei lazzaroni e i “poverelli” Napoletani. Si chiamavano “spagetti o’ roje” i vermicelli lessati, scolati e conditi con solo parmigiano. Era uno dei piatti simbolo del sottoproletariato napoletano. Nel 1600 questo piatto lo si poteva acquistare dai “maccaronari”, venditori ambulanti, generalmente paffuti e coloriti, che girovagavano per i vicoli di Napoli al seguito di un’enorme caldaia che conteneva i vermicelli, più o meno caldi, e un grande bacile di creta “scafarea” ricolmo di bianco parmigiano.
L’aneddoto storico: La pietanza costava solo due soldi e al grido inconfondibile dei maccaronari “Tengo ’o roje allattante” (per due soldi ho la pietanza che vi sfama e sazia), lo scugnizzo, l’arrangia fatica di ogni giorno, l’acquistava e la consumava al momento servendosi delle dita invece della forchetta.
Con il passare dei secoli, la ricetta ha seguito l’evoluzione della storia d’Italia. Successivamente, durante il Rinascimento, questo piatto cambiò nome: ai tradizionali ingredienti (vermicelli e parmigiano), venne aggiunto anche il pomodoro, e la ricetta prese il nome di “Tre Garibaldi”, in onore dei garibaldini che indossavano la camicia rossa. Di seguito, la ricetta tratta dall’autorevole volume “La cucina napoletana” di Eduardo Estatico e Gerardo Gagliardi.
Ingredienti per 4 persone degli Spaghetti “al due” (‘o roje)
Pochissimi elementi freschi di luglio che celebrano la purezza e l’aroma dei prodotti della terra campana.
| La Pasta e l’Oro Rosso | Il Condimento Vivo | I Sapori di Base |
|---|---|---|
| 400 g di spaghetti
300 g di pomodoro San Marzano |
100 g di olio extravergine di oliva
Parmigiano grattugiato (q.b.) |
1 mazzo di basilico fresco
Sale (q.b.) |
Procedimento originale: il trucco del pomodoro bollito
La tecnica antica prevede un passaggio unico che stravolge il nostro modo moderno di intendere il sugo al pomodoro.
- La preparazione preliminare: Sfogliate e lavate il basilico, lavate i pomodori interi. Scegliete San Marzano ben maturi e sodi.
- La cottura combinata: In una pentola fate bollire abbondante acqua salata e calate gli spaghetti. Attendete qualche minuto e, a metà cottura inserite nell’acqua i pomodori interi e lasciate cuocere insieme alla pasta. Questo permetterà ai pomodori di ammorbidirsi sfruttando l’amido rilasciato dagli spaghetti.
- La magia in padella: Prima di scolare la pasta, utilizzando una schiumaiola, recuperate i pomodori e poneteli in un’ampia padella che avrete messo sul fuoco. Schiacciateli con la schiumarola e aggiungete gli spaghetti che avrete scolato al dente conservando un mestolo di acqua di cottura.
- L’emulsione finale a crudo: Mescolate energicamente aggiungendo l’olio extravergine a crudo, il basilico e il mestolo di acqua. Aggiustate di sale e il parmigiano, ed emulsionate il tutto saltando la pasta lontano dalla fiamma viva. Il grasso dell’olio e l’amido dell’acqua formeranno una cremina pazzesca.
- Il servizio: Impiattate e servite i piatti ben caldi, decorando a piacere con altre foglioline di basilico fresco.
I Segreti della Cucina dei Lazzaroni (FAQ)
Perché i pomodori vengono bolliti interi insieme agli spaghetti e non soffritti all’inizio?Questa tecnica risponde a una duplice necessità storica e pratica. Nel 1600 i venditori ambulanti avevano solo grandi caldaie d’acqua. Cuocere i pomodori direttamente nell’acqua della pasta permette alla buccia di aprirsi dolcemente e alla polpa di assorbire la salinità dell’acqua. Inoltre, schiacciandoli crudi/bolliti direttamente in padella con l’olio extravergine di oliva aggiunto solo alla fine, si preserva intatta la freschezza e l’acidità naturale del pomodoro San Marzano, rendendo il piatto incredibilmente digeribile e perfetto per le giornate calde di luglio.
Si può sostituire il parmigiano con il pecorino in questa ricetta?La storia ci dice che i “maccaronari” usavano un grande bacile colmo di “bianco parmigiano”. Il parmigiano conferisce una dolcezza che bilancia l’acidità del pomodoro estivo. Tuttavia, se amate i sapori più decisi e sapidi, tipici di alcune varianti regionali campane, potete fare un mix di parmigiano e pecorino, purché grattugiati finissimi per garantire la perfetta riuscita dell’emulsione finale a crudo.
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